Prigioniero in Sardegna (?)

mamutothonePerdonate il titolo, non si tratta di un sequestro di persona.
“Soltanto” di un romanzo: il mio, l’ultimo.

Dopo tanto lavoro e un po’ di nervosa attesa, annuncio ufficialmente la prossima uscita del mio nuovo lavoro per Acheron Books, la casa editrice italiana dedicata alla pubblicazione della migliore speculative fiction “made in Italy”, tradotta in inglese. L’ultimo editing è stato consegnato e il romanzo entra in lavorazione: uscita prevista per fine estate. Lavorare insieme a questi professionisti è qualcosa di cui vado orgoglioso.

Ma veniamo al cosa. Acheron mi perdonerà ma questo è un post che dovevo scrivere e il suo valore è probabilmente circoscritto ai soli lettori della mia stessa terra, la Sardegna. Non una giustificazione – nessun artista dovrebbe mai giustificarsi della propria arte – semmai solo un’argomentazione, perché in questo romanzo c’è la Sardegna di mezzo. E si sa che per i sardi le cose non sono mai facili quando c’è la Sardegna di mezzo. E la Sardegna, per un sardo, è sempre di mezzo, no? Ecco: prigioniero in Sardegna. Questo suggerisce il mito contemporaneo dello scrittore sardo: uno scrittore sardo è uno scrittore che può soltanto scrivere di Sardegna.

Non si sa bene se il verbo “potere” sia da leggere come “abilità” (un anatema: non sarà in grado di scrivere d’altro!) o di “licenza” (non sarà considerato abilitato alla professione se non scrivendo di Sardegna). De facto potrebbero in parte essere valide entrambe le letture. Il rapporto viscerale con la nostra terra, un calderone ribollente di magma mai quieto, ci porta a farla affiorare volontariamente o involontariamente in molte delle nostre produzioni, tanto che la cosa viene avvertita quasi come un “complesso” artistico. D’altra parte, quando noi stessi riusciamo a trascendere questa realtà dell’anima, arriva l’etero-riconoscimento, solitamente italiano: a noi interessi solo sei dai voce alla tua isola.

Così è l’artista sardo: un Mamuthone. Mamuthone22È imprigionato da corde, tiene sulla schiena trenta chili di campanacci e sfila indossando una maschera, al tempo stesso orgoglioso e soggiogato. Ebbene, partendo da queste considerazioni e dopo quel grande esperimento creativo che è stata Iskìda della Terra di Nurak (che rimaneva un secondary-world soltanto liberamente ispirato alla Sardegna) non era mia intenzione letteraria “tornare” sull’Isola. Perché l’Isola è un luogo fisico ma mitizzato, che diventa luogo emotivo, e uno scrittore di fantasia non può permettersi di eleggerne a patria alcuno poiché egli appartiene a tutti. Eppure è capitato. No, non vi dico ancora di cosa si tratta, vi dico il perché è stato possibile che accettassi la commissione:

  • Perché è venuta dalla Acheron Books: dei grandi professionisti. Mi hanno lusingato e insieme abbiamo deciso di porci una sfida: parlare ancora della Sardegna ma in un modo che forse non si era ancora visto, un modo possibile forse solo ora, nel 2015, dove la potenza ancestrale dei miti convive con i supereroi Marvel.

E veniamo al romanzo. Si intitolerà

Dal bronzo e dalla tenebra

Parlerà di un misterioso popolo di guerrieri che abita un’isola del mediterraneo, e questi guerrieri li ho chiamati Shardan“Wow! e dei guerrieri Shardana in Sardegna non si era ancora raccontato? Fanta-archeologia! Pericolosissimo!”

Ebbi già modo di precisare sulla questione Iskìda la differenza tra un romanzo fantasy e le pretese di riscrivere la storia senza dati certi. Prendendo atto della produzione di chi si è cimentato nel tema prima di me (a prescindere dall’intento) mi sono chiesto: come potrei raccontarlo io?

640px-Sardegna,_ItalyDietro queste opere mi è sempre parso di avvertire quel sentimento sofferente di rivalsa storica, di revisionismo nei confronti della grandezza ignorata della Storia Antica isolana. Ebbene, ho compreso che questo – da artista – non mi apparteneva. Io sono solo un cantastorie. Il mio lavoro non è dimostrare o smascherare. È raccontare. Il senso del mio parlare degli Shardan non è quello di mostrare al mondo – sardo e non – guardate chi eravamo! Gloria mai riconosciuta! ma di prendere la loro possibile esistenza come spunto per narrare di un misterioso popolo abitante di un’isola tempio nel mezzo del Mediterraneo.

La veridicità storica non è il mio lavoro così come il lavoro di un archeologo non dovrebbe essere la fantasia. Il mio lavoro è la suggestione, l’utilizzare il dubbio per ricamare dell’altro, precisamente il mio mestiere: mostri e meraviglie. Ciò che ho accettato di scrivere per Acheron, in tutta umiltà, ha voluto smettere di nominare i fantomatici Shardana per lo scopo di affermarne l’identità possibile degli antichi nuragici. Tradotto per la “questione sarda”: smettere di prenderci troppo sul serio e imparare a giocare.

Nuraghe insideE io, erede dal sangue misto di coloro che forse furono i vichinghi del Mediterraneo e forse no, sono cresciuto con il gioco, quindi preparatevi: Dal bronzo e dalla tenebra potrà urtare la sensibilità di chi legge. Non tanto il navigato lettore “di genere” al quale la Acheron si rivolge, ma quel lettore che si avvicinerà al libro da sardo in cerca di Sardegna, abituato a leggere la sua “identità di popolo” sempre rispettata, riverita, mai ibridata né tanto meno sporcata. Quel lettore sardo che ha paura della fantasia perché timoroso che possa riscrivere la realtà.

Nel Dal bronzo e dalla tenebra c’è un motivo per cui il nome e la civiltà “sarda” non è passato alla Storia. Questo motivo non poteva limitarsi alla Storia stessa ma viene dagli abissi dell’Aldilà: sono demoni, sono maschere mute, sono giganti. Sulla schiena portano chili di campanacci. E il loro scopo è uccidere.

Questo, in inglese, grazie ad Acheron, altrove verrà letto della Sardegna. E forse affascinerà proprio perché non vuole dimostrare nulla ma solo tenere con il fiato sospeso per qualche ora di lettura.


Dal bronzo e dalla tenebra
By Acheron Books
Presto sui vostri incubi.

A.

Nota: si chiede scusa all’autore delle foto riportate e a coloro che indossano le maschere perché non sono riuscito a rintracciarne i nomi. Nel caso, contattarmi in privato.

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8 responses to “Prigioniero in Sardegna (?)

  1. Per pura combinazione, è la terza volta che, nel giro di pochi mesi, leggo degli Shardana. Li ho incontrati incidentalmente, per via della mia passione per le civiltà antiche (e il loro crollo). Penso siano un’ottimo ancoraggio per una buona storia, soprattutto quando c’è più di uno strato di mistero che le ricopre. Purtroppo quando sono stato in Sardegna da piccolo non ho visitato località di rilevanza archeologica, è una lacuna che vorrei colmare, anche per collocarli nel giusto spazio oltre che nel giusto tempo.

    1. Per combinazione, sì, forse però anche per ciò a cui accennavo nel post: l’antica civiltà sarda è rimasta in una (in parte colpevole) irrilevanza storico-archeologica troppo a lungo e solo ora, dal basso, sta nascendo una spinta sempre più forte verso la conoscenza. Uno studio sistematico dell’Età Nuragica – come molte ricerche nell’isola – che dovesse però attraversare il Tirreno, significherebbe in parte “riscrivere la storia” del Mediterraneo, operazione scomoda… E non lo dico per regionalismo da quattro soldi (altri invece sì, lo dicono solo per quello, purtroppo). Sicuramente, se ti capiterà di scendere di nuovo, punta ai nostri tesori di pietra perché sono umanamente delle opere che lasciano a bocca aperta di fronte al mistero del mondo.
      P.S. Se poi ti dovesse interessare un’infarinatura generale, per il blog Acheron pubblicherò quattro articoli di approfondimento sul BG storico del romanzo. Dopo il lancio del libro, però 🙂

  2. Salve Andrea, sono proprio curiosa di leggere il tuo libro. La nostra storia sarà tale solo quando noi sardi ce ne approprieremo e come tutti gli altri popoli ne racconteremo le vicende, le storie immaginate e i miti inventati, come ha fatto Sergio Atzeni e il meno conosciuto Eliseo Spiga. Tu segui la tua strada e non giustificare il fatto di portare dentro di te la tua terra, non sentirti il dovere di spiegare perché racconti storie di SarDegna, fantastiche, irreali, gotiche o ciò che saranno. Se noi saremo consapevoli di chi siamo stati, popolo nuragico padrone della sua terra, potremo recuperare quell’autostima che oggi ci difetta e che se recuperata forse ci renderà finalmente liberi dal senso di inferiorità che ancora ci tarpa le ali. Auguri per la tua prossima avventura.

  3. …e ne sai niente di quello che scrive oggi L’Unione Sarda, di un certo signore italo-americano, oscar per gli effetti speciali, che si aggira per la SarDegna alla ricerca della giusta ambientazione per una eventuale trasposizione della trilogia di Iskida..? E certo l’isola lo accoglie in uno dei suoi momenti migliori, in un tripudio di colori e profumi che la esaltano e te la fanno entrare dentro il sangue. Caro Andrea, ti saludu cun stima. 🙂

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