Sinestesie #6 – Esodi e cacciatori di demoni

Sinestesie, numero sei. Nevica, un gennaio come si deve, nella Foresta. Non è stato un inizio d’anno dei più memorabili, ma si lavora, si tira il carro. E prima che questo mese finisca è sbocciata una sinestesia, perché stavo rischiando di far passare un mese intero dall’ultima: shame on me!

Demon Hunter SeverianUn libro: Demon Hunter Severian – La Signora dei Cancelli della Notte, di Giovanni Anastasi, alias Luca Tarenzi. OK, Luca Tarenzi è un collega, ho l’onore di avere una sua prefazione su Multiverse Ballad, è un amico, e se avesse scritto un brutto libro gliel’avrei detto a maggior ragione. Il fatto è che Luca Tarenzi brutti libri non ne scrive, e questa sua ultima pubblicazione per Acheron Books ne è la riconferma. DHS è ambientato nella Milano del 394 d.C., in quell’arco di tempo in cui fu capitale dell’Impero Romano, e il protagonista – Aurelio Severiano – si reca là in veste di cacciatore di demoni, per investigare su delle morti misteriose. Sicuramente uno dei fantasy storici italiani più validi che mi sia capitato di leggere ultimamente (insieme ad Anno Mille), Severian si spinge là ove ogni opera di fiction dovrebbe per essere considerata degna: la morte dell’autore. Ehm, sorry Luca, non fisica, eh. Se nella produzione di Tarenzi Il sentiero di legno e sangue è una perla, Godbreaker un monolito e Poison Fairies una chicca, Demon Hunter è uno specchio. Tramite una raffinatezza stilistica che per gli addetti ai lavori comincia a essere irritante (si legga Aislinn, di cui sottoscrivo il post), Tarenzi scompare dentro la sua storia e al lettore lascia soltanto quella, in un mimetismo assoluto con il setting storico che però non è mai descritto con manierismi e rimane asciutto e sempre al servizio di plot e personaggi. Forse non il più emozionante dei libri di Luca, ma forse tecnicamente il migliore. In Demon Hunter non troverete guizzi di personalità autorale, fatti di nuvolezze varie e iperaggettivazione: l’autore si è fatto da parte e la storia ha colmato i vuoti, perché forse esisteva già nell’Iperuranio (nel Multiverso) e aveva solo bisogno in un varco grande abbastanza.

Un film: Exodus. Niente meno che la storia di Mosè e dell’Esodo degli Ebrei dall’Egitto exodus_gods_and_kings_character_poster (1)ramesside. Diretto da Ridley Scott, vedere epica biblica in salsa Black Hawk Down non mi ispirava molto, ma poi ho ceduto a Christian Bale, perché lui può tutto, e dopo che sei stato Batman, dico, puoi essere anche Mosè. La verità è che il film centrava IN PIENO il periodo storico in cui è ambientato il mio ultimo romanzo (eh già…), perciò perdere utili spunti sarebbe stato imperdonabile. Spettacolo del sabato alle 23:00, sei persone in sala: ne è valsa la pena. Nulla per cui strapparsi i capelli, rimane un colossal biblico in stile hollywoodiano, ma ben fatto, ineccepibile per chi ama il genere epico e storico e degno di nota per la rappresentazione “scientifica” delle dieci piaghe d’Egitto. Degna di nota anche la moglie di Mosè.

solkors_noflashUna musica: complice ancora il mio romanzo, sono rimasto concentrato su sonorità sciamanico religiose, ma su lidi nordici: Wardruna. Musica tradizionale scandinava, concept album dedicati a precise sequenze di rune dell’alfabeto Futhark. Alcuni loro pezzi compaiono in Vikings serie TV, e una delle menti del gruppo è un ex componente dei Gorgoroth (che forse si è reso conto che era più anticristiano dedicarsi alla ricerca sulla spiritualità dei propri antenati piuttosto che dipingersi la faccia di bianco e capovolgere croci). Hanno fatto un live memorabile al Viking Museum di Olso, di quelli che avresti attraversato lande pur di andarci. Sigh.

Un pensScrivaniaiero: Questa è stata la mia scrivania in questo lungo gennaio. Il romanzo è quasi finito. Se tutto andrà come deve, presto romperò il riserbo. E scorrerà sangue.

A.

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