Sinestesie #4,5 – Interstellar Vs Interstellar [no spoiler]

interstellar-movie-hd-wallpaper-and-posterSinestesie quattro e mezzo, puntata ridotta questa volta. Tra varie scadenze e l’inizio di un nuovo progetto (presto news) ho trovato però il tempo di andare al cinema. Non potevo sottrarmi. Interstellar. Film del momento, annunciato addirittura come “il film del decennio”, in una settimana sta dividendo l’opinione social con conflitti bacheca a volte imbarazzanti.

Il problema sembrerebbe essere uno: Christopher Nolan. Per il nerd 2.1 (che è il nerd standard 2.0 che ora però lavora come creativo e può permettersi giudizi intellettuali – io faccio parte ahimè della categoria, ma provo a non essere molesto) sembra che non si tratti più di esprimere un semplice parere su un lungometraggio di fantascienza, ma di prendere una posizione su uno dei registi – de facto, che vi piaccia o no – più brillanti della cinematografia contemporanea.

C’è chi AMA Nolan e non riesce a tollerare la benché minima critica al suo modo di girare, e chi invece ha deciso che – siccome i fan di Nolan sono ormai fin troppi e io (si sa) sono un creativo e devo tenere un certo profilo – ODIA Nolan. In questo globale back to primary school, il film viene utilizzato come grimaldello, uno strumento retorico per motivare la propria presa di posizione o smontare quella opposta.

Ipotizziamo quindi che Interstellar sia stato scritto e girato da un John Doe qualunque. È un bel film? Nel moto incontrollabile dei gusti personali, sì, è un bel film. Di più: è un film colossale. È alieno, crudo, angosciante, come dovrebbe ogni film che ha del mistero dello spazio aperto, del tempo e della gravità, la materia portante. Ed ecco perciò il secondo grosso problema di Interstellar: 2001: Odissea nello spazio, di Mr Stanley Kubrick. Se di partenza un film viene messo in competizione con forse IL capolavoro della cinematografia moderna, perderà. Mi chiedo però, è questo paragone necessario? È questo genere di pigrizia intellettuale mascherata da competenza lo stesso mostro che genera gli sproloqui sul plagio, sui libri che copiano i videogiochi, che copiano i film etc.. Una sola risposta: immaginario collettivo (Multiverse Ballad, ehm).

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Ogni nuova opera ha un debito. Ignorare il passato è il primo e ultimo peccato d’orgoglio che un creativo possa commettere, al pari però di rimanerne schiavo. Fermiamoci, dunque. Non scriviamo più, non recitiamo più, non componiamo più musica, niente più sceneggiature, né script per videogame, non proviamoci più. A gambe incrociate guardiamoci negli occhi e languidi rimpiangiamo la perfezione dei maestri che mai raggiungeremo e che siamo però condannati a emulare per la sola tirannia del tempo, perché veniamo dopo. Anzi, impegnamoci a smettere di sentire le stesse emozioni che li portarono a esplodere e creare ciò che hanno creato, di farci le stesse domande, di anelare folli a delle risposte. Non saremo mai al loro livello, entriamo allora consapevolmente in un’era di silenzio.

Questa sarebbe la conseguenza intellettualmente più onesta alla marea di stronzate che girano in rete su Interstellar in questo momento. In architettura, una risposta l’ha data Ruskin. In filosofia l’hanno data Nietzsche, Emerson, Thoreau. Ahinoi, rimaniamo umani, quelli che Nolan – di fronte all’angoscia del vuoto e dell’alienazione, del distacco e della solitudine – fa piangere senza ritegno. Ma certo, dovremmo smettere anche di piangere, perché altrimenti “siamo zuccherosi”. Non ho voluto fare critica cinematografica, non ne sono in grado, ma il fatto è che non è sempre necessario fare critica quale che sia. Andate a vedere Interstellar, e non per farvi un’opinione. A me ha ricordato quanto siamo piccoli, nelle scene di vuoto e silenzio volevo strapparmi i capelli e uscire fuori a respirare.

Nolan non è Kubrick. Ha i suoi difetti, anche in questo film. Ancora una volta però, dopo Memento e Inception (che Interstellar, a mio parere, non raggiunge) è riuscito a prendere il concetto di tempo (sembrerebbe la sua ossessione), scardinarlo e rimontarlo da capo insieme al concetto stesso di esistenza, in un’iperbole narrativa dove le scelte presenti potrebbero essere causate da quelle future.

Il cinema è morto, signori, facciamocene una ragione. Lunga vita al cinema.

A.

2 responses to “Sinestesie #4,5 – Interstellar Vs Interstellar [no spoiler]

  1. Ecco, proprio l’idea di dover andare al cinema a “farmi un’opinione”, invece che ad ubriacarmi di fantascienza, mi ha tenuto lontana da Interstellar… Adesso però mi vene voglia di rischiare e andare a vederlo

    1. Ciao Tenar. Davvero, dopo tutto ciò che ho visto scorrere online, credo che l’ago della bilancia per questo film sia l’aspettativa. Chi è andato a vederlo in assetto da giudice, ne è uscito contrariato. Chi è andato al cinema con le difese abbassate se l’è goduto. Il rischio per gli appassionati e anche per gli addetti ai lavori sta diventando non essere più capaci di godersi nulla in maniera spontanea. Mi viene in mente un celebre passo di Calvino riguardo al leggere…

      È un film tutt’altro che impeccabile. Ma è di stomaco e cuore.

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