Sinestesie #2 – Apocalisse, tarocchi e ballate multiversali.

Sinestesie, seconda puntata. Ho rispettato la scadenza, visto? Ma già cambio rotta: un post ogni due settimane? Facciamo che dipende dalla mole di lavoro :D. L’editing di Iskìda terza e ultima stagione chiede pegno in tempo e sangue…

Ma bando alle ciance:

Un libro: per la cronaca in coda a Sinestesie#1, il quarto volume della saga de I mercanti di Borgomago della Hobb, La nave della pazzia, edito Fanucci, è stato finalmente reperito su eBay. Se quindi anche voi siete alla ricerca degli introvabili tomi, non disperate e continuate a spulciare le offerte in rete. Il libro di quest’oggi: Guida Steampunk all’apocalisse. Scritto da Margaret Killjoy (ehm, pseudonimo?), è un libello autoprodotto dal collettivo editoriale statunitense “Strangers in a Tangled Wilderness”, gruppo che tra l’altro cura lo Steampunk Magazine. Ci misi le mani cinque anni fa, in un raptus di quelli “questo è mio!”, e lo archiviai gelosamente in libreria, in attesa del suo momento. Con i libri faccio così, li agguanto e, come una gazza, li metto da parte, sognando tra me e me il momento migliore in cui mi servirà di leggerli. Il momento è arrivato dopo una chiacchierata con un collega su un’idea che avevo in standby da un po’ e che potrebbe divenire un proposal serio per un’agenzia. Anyway, la Guida non è altro che una guida: un centinaio di pagine più o meno deliranti che descrivono probabili setting di apocalisse, dalle aree urbane alle campagne, con relative descrizioni di pericoli, risorse, tecnologie sfruttabili, riciclaggio e tecniche di sopravvivenza. Il tutto con i disegnini (orribili), e con un taglio decisamente serio. Lo Steampunk è descritto non solo come una corrente artistica e letteraria, ma estetica a tutto tondo, un modus bidendi e operandi in reazione ai mostri della modernità. Una meravigliosa piccola perla.

CarnivàleUn film: una serie Tv, va bene lo stesso? Quando la HBO produceva ancora con classe anziché dilettarsi con il soft-porno-fantasy (ehm…). Dopo secoli ho messo finalmente le mani sulla seconda stagione di Carnivàle. Visto che c’ero l’ho riguardato dalla prima. Che dire, a distanza di anni continua a essere per me una delle serie Tv più affascinanti e meglio realizzate: il fascino country/lovecraftiano degli States del primo Novecento unito a un trama misterica intrecciata a una carovana circense. Polvere, tarocchi e lotta tra bene e male. Per chi se la fosse persa, merita davvero (Il racconto Magia da battaglia in Multiverse Ballad è ispirato a Carnivàle? Nooo, non sia mai. Come vi è venuto in mente?)

Una musica: rimaniamo in tema country multiversale: Highwayman, di Jimmy Webb. Interpretata anche da Johnny Cash e dozzine d’altri, l’ho scoperta e la consiglio con la voce di Jake Smith, meglio noto come The White Buffalo, passato alla notorietà anche grazie alla soundtrack di Sons of Anarchy. La prima volta che lo si sente cantare si pensa “What? Eddie Vedder un’ottava più bassa?” Sì, più o meno, ma più grosso e più country. Highwayman è uno di quei pezzi per cui vien voglia di sedersi e iniziare a scrivere Multiverse Ballad Vol.2. Giudicate voi dal testo. Un trip in viaggio per le esistenze (che ho immediatamente tirato giù con l’acustica :P).

I was a highwayman. 
Along the coach roads I did ride
With sword and pistol bymy side
Many a young maid lost her baubles to my trade
Many a soldier shed his lifeblood on my blade
The bastards hung me in the spring of twenty-five
But I am still alive.

I was a sailor. I was born upon the tide
And with the sea I did abide.
I sailed a schooner round the Horn to Mexico
I went aloft and furled the mainsail in a blow
And when the yards broke off they said that I got killed
But I am living still.

I was a dam builder across the river deep and wide
Where steel and water did collide
A place called Boulder on the wild Colorado
I slipped and fell into the wet concrete below
They buried me in that great tomb that knows no sound
But I am still around. 
I'll always be around, and around and around and around and around.

I fly a starship across the Universe divide
And when I reach the other side
I'll find a place to rest my spirit if I can
Perhaps I may become a highwayman again
Or I may simply be a single drop of rain
But I will remain
And I'll be back again, and again and again and again and again.

Ascoltatevela, suvvia.

Un pensiero: questa è la sinestesia che più mi disturba, perché mai l’avrò inserita nella lista? Il pensiero, scomodo, ora è quello del tempo che passa inesorabile. Pretty human, eh? Intendo per le idee. Appunti per plot, sopratutto ambientazioni, che crescono riga dopo riga per anni, in attesa dell’occasione in cui verranno alla luce. Perché verranno alla luce, l’hai promesso agli Dei, e vivi anche per mantenere quella promessa. Poi però c’è il mondo là fuori, l’editoria che corre, i milioni di altri creativi che lavorano, il pool bene-o-male limitato di suggestioni, e sudi freddo temendo il momento in cui ti connetterai a internet e vedrai la tua preziosa idea nel cassetto pubblicata da qualcun altro, solo con nomi diversi, sfumature differenti, ma in fondo la stessa o abbastanza simile perché l’editoria la consideri una brutta copia. Ma sono pensieri tabù. Non si possono pensare. Bisogna solo sedersi e lavorare, ancora, su quell’idea, no matter what.

Sinestesie #2, the end. Le comunicazioni riprenderanno ad agosto. Stay tuned, folks.

A.

4 responses to “Sinestesie #2 – Apocalisse, tarocchi e ballate multiversali.

    1. Ahaha, un bel soft-porno fantasy, decisamente! 😀 Discorso lungo affrontato a più riprese con amici. GoT è sicuramente una bella serie, ma a me l’esplicitazione spinta ha stonato. Non che i libri ne siano privi, ma nel medium letterario risulta più integrata, meno protagonista, più un mezzo che un fine. Il contrario per la HBO, che ovviamente con “tette e draghi” deve fare cash-flow. Però ecco, per chi guarda le cose con gli occhi del “narrativium” di Pratchett, ogni eccesso stroppia. (Tette e draghi, sovrani dei molti mondi, mi perdonino).

  1. In effetti ci sono scene in cui è smaccatamente gratuito anche se trovo che andando avanti stiano migliorando (le prime due stagioni, da questo punto di vista, erano peggio).
    Comunque, saltando di palo in frasca, citando il narrativium mi hai ricordato che l’attore che interpreta Tywin Lannister (Charles Dance) ha interpretato anche Lord Vetinari nell’adattamento di Going Postal, il che rende, per me, questo film da recuperare assolutamente perché dopo averlo visto interpretare Tywin credo ci siano buone possibilità che il suo Havelock sia molto rassomigliante (colore dei capelli e degli occhi a parte) 🙂

    1. Good to know! In effetti le serie stanno diventando un grandioso talent scouting per “nuovi volti”, almeno “nuovi” per noi comuni mortali che abbiamo il tempo e il denaro per l’entertainment tragicamente limitati 😛 Un’altra cosa da procurarsi.

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