Meno 5 giorni al collasso del Multiverso

5Questo post cade di domenica. Chi lo leggerà mai, di domenica? Ciò è bene, posso scrivere quel che mi pare.

Molti dei racconti di Multiverse Ballad nacquero una decina di anni fa, tra le quattro mura di un appartamento a Cagliari, in vista dello stagno di Molentargius, che allora aveva ancora i tralicci della corrente elettrica che fischiavano nelle giornate di vento. Neanche a dirlo, si giocava di ruolo. Sfido chiunque – nell’attuale scena italiana (e non) della letteratura “di genere” – a negare di essere stato un Role Player in un dato momento della propria vita. Da un punto di vista creativo, per me quel momentum è stato in assoluto uno dei più fertili. Chiaro, non c’erano strumenti, non c’era “mestiere”, c’era solo il bisogno incontrollato di sognare, di creare.

Non passò molto che il gruppo di amici, più storyteller che “gamers”, abbandonasse i manuali di gioco in commercio e si cimentasse nella creazione di mondi propri, con propri sistemi di gioco, creati ad hoc. E che mondi, signori. Infiniti mondi, per nottate intere a lumi bassi ed elevato tasso di caffeina. I racconti nascevano come note d’ambientazione, o come background introduttivi di personaggi. Sarà forse per questo che, quando vedo sedicenti corsi di scrittura creativa proporre teorie di Character Design, mi scappa un sorriso. Se per creare un buon personaggio ti serve un corso, amico mio, hai perso per strada molto tempo prezioso. Forse però sono io che ne persi, agli occhi dei più, perché non c’era molto spazio per il mondo reale, allora. Eppure non baratterei quei momenti di autentica finzione per nulla al mondo. By the way, come ogni sogno, anche quello doveva finire. La vita portò gli amici da una parte all’altra del globo, e la potenza di quelle idee rimase ricordo.

Accadde un giorno qualunque, tanto tempo dopo. Il mio collega, quando vivevo e studiavo nelle nevi dell’Estonia, mi scrisse un’email. Una di quelle che conservi per tutta la vita. La buttava lì: perché non scrivere un’antologia di racconti partendo dagli scampoli di materiale accumulati in anni di sogno? Così, lo diceva senza troppe pretese; e senza troppe pretese accettai. Era il 2007.

Ci mettemmo a lavoro sul vecchio materiale e io iniziai a scriverne di nuovo, tra le varie tappe del mio vagabondare in real life. Racconti nati dispersi per la rosa dei venti, scritti al tavolino di un caffè di Riga, o in un pub affacciato sull’atlantico nella costa ovest d’Irlanda. Si era sempre separati, io e il mio collega; in maniera fisica a causa delle strade che avevamo intrapreso, ma l’antologia era una stella fissa. Nell’inverno del 2009 riuscimmo a beccarci per una settimana, faccia a faccia, su Nurak, nella vecchia casa al mare di mio nonno. Una folle maratona di scrittura. Sette giorni, solo scrittura, con un maestrale da paura che faceva tremare le persiane e una colonia di gatti randagi a vegliarci e chiedersi cosa ci facessero due umani ad animare il villaggio in inverno (due umani particolarmente scarsi nel lasciare loro avanzi di cibo).

Ricordo anche una sessione di editing estiva, in diretta su Skype, dattiloscritto alla mano, io in Germania su un balcone lato giardino, lui boh, da qualche parte altrove. E venne il giorno. Il giorno in cui ci guardammo (su Skype) e ammettemmo che sì, l’opera era “terminata”. Fu un momento di grande tristezza. Neanche a dirlo, ci sbagliavamo; era solo l’inizio.

A.

[Indietro con il countdown? Riavvolgi lo spazio-tempo]

12 responses to “Meno 5 giorni al collasso del Multiverso

  1. 5 giorni ?!
    Solo cinque giorni per sistemare tutto ciò che ho rimandato?!
    120 ore prima di smarrirmi in un’antologia di racconti multiversali e perdere irreversibilmente il contatto con la realtà?
    Andiamo con ordine:
    1) Parlare con la ragazza di cui ero innamorato ai tempi del liceo e alla quale non mi sono mai dichiarato;
    2) Visitare il Giappone;
    3) Fare un’abbuffata di frutti di mare;
    4)….

  2. Ricordate che esiste almeno un universo in cui un libro senziente di nome Multiverse Balld acquisterà il sottoscritto per leggero sotto l’ombrellone.

  3. … e grazie al provvidenziale suggerimento del buon Forestiero, anche oggi posso onorare l’impegno preso con il nostro anfitrione e scrivere il mio commento quotidiano (sono solo sette, giusto? non è che poi ti inventi qualcos’altro?)

    Le mie “Dieci cose da fare prima del Collasso del Multiverso”.
    (in ordine di importanza crescente e proporzionalità inversa, ovviamente)
    10) rivedere la trilogia di Mad Max (a fini puramente didattici, in preparazione al Collasso).
    09) cena a lume di candela con Jessica Alba, per confessarle che per metà della mia esistenza sono stato geloso di quel dannato delfino.
    08) sfidare contemporaneamente i migliori dieci scacchisti viventi e vincere almeno metà delle partite (c’è il trucco, alzi la mano chi lo conosce).
    07) tornare in pellegrinaggio all’armeria medievale sotto il Castello di Praga e rifornirmi d’equipaggiamento adeguato agli imminenti eventi.
    06) stringere la mano all’ideatore di questo sito: http://www.zombiehunters.org
    (giusto un piccolo estratto: “… Zombie Squad’s mission is to educate the public about the importance of personal preparedness and community service, to increase its readiness to respond to disasters such as earthquakes, floods or zombie outbreaks …” )
    05) acquistare un’asciugamano appropriato (cit: “La Guida Galattica è infallibile. È la realtà, spesso, ad essere inesatta.”) PS: ricordatevi che il 25 maggio è il Towel Day.
    04) imparare a suonare l’armonica a bocca.
    03) sedermi nuovamente a quel tavolo, dadi alla mano, con lo spirito di un tempo.
    02) dire grazie, e chiedere scusa, per tutto.
    01) attendere che il momento arrivi, lassù, alla Torre di P.C., dove tante cose hanno avuto inizio, con una copia della Storia Infinita a portata di mano.

  4. “Or ecco, vi porgo la mia contemplazione circa l’infinito, universo e mondi innumerabili” scriveva Giordano Bruno. E noi proseguiamo il viaggio di esplorazione e contemplazione degli infiniti mondi, dove è bello perdersi ed eternamente ritrovarsi. Ci ritroveremo presto nelle Ballate del Multiverso…

  5. Onestamente mi sarei aspettato liste piu’ epiche da gente come voi. Roba tipo percorrere il cammino di Santiago spada a tracolla, catturare Fungie a mani nude o sfidare a duello il proprio nemico mortale nelle Highlands scozzesi [Tim D.K. con questo pseudonimo che ti sei scelto, mi offro volontario].

    Poi, certo, queste son tutte cose che in Altri Mondi abbiamo fatto e rifatto…. 😛

  6. @Andrea:
    … incredibilmente, dopo tanto tempo, la stima profonda che ho sempre nutrito nei confronti di Seamus acquisisce una sua logica motivazione … qualcuno si intende di genealogie ittiche? è possibile che Flipper e Fungie siano parenti?

    @Professore:
    ti è sfuggito un particolare. Era una lista di cose da fare PRIMA del Collasso. Le tue proposte vanno benissimo per il DOPO. Sempre che ci sia.
    Comunque (se ho ben inteso chi si nasconde dietro il nick, altrimenti chiedo venia per l’equivoco ed il tono della replica) sono lieto di constatare l’infondatezza delle notizie sulla tua prematura dipartita ad opera di alligatori albini radioattivi.
    E (sempre che le mie congetture sulla tua identità siano fondate), per quanto riguarda il duello … tu, io, mani nude, dove e quando vuoi .
    Se trovi una riga libera in agenda da dedicare ai tuoi vecchi amici, naturalmente, mr. SCUSATE-MA-HO-GIA’-ALTRI-IMPEGNI. 😛

      1. Confermo.
        Tattica for dummies – la troverai tra i capitoli “The World is your Weapon” e “Use your enemy” del Multiverse Handbook di prossima pubblicazione ;P
        E’ storicamente accaduto, continua ad accadere, ed accadrà ancora.
        E ovviamente c’è anche in Multiverse Ballad.
        (rif. il Sangue degli Alexander).

  7. @ Tim D.K.: c’est moi 😛 chiedo venia per il distacco temporaneo dal Ka-tet. Dannati obblighi contrattuali…

    Per la cronaca, Flipper e Fungie sono LA STESSA COSA.

    Nota per il Custode:

    Se gli Investigatori decidono di esplorare gli archivi del Dingle Globe, un riuscito tiro in Biblioteconomia rivelera’ che dal 1995 al 2000, durante le registrazioni di Flipper in Florida, la baia di Dingle registro’ un picco negativo nella pesca locale.
    Un’ulteriore ricerca negli archivi digitali del Miami Herald, rivelera’ che negli stessi anni la pesca crebbe in maniera esponenziale in Florida. Quella che i giornali americani definirono la ‘Golden fish rush’ termino’ allo scadere delle riprese della serie televisiva quando le reti dei pescatori raccolsero masse di una misteriosa specie di alga nera che provoco’ la morte di 87 civili in poche settimane.

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