Meno 4 giorni al collasso del Multiverso

4Il fatto è che se devo trovare una motivazione che mi ha portato a intraprendere il mestiere di scrivere, a farmi il mazzo come giornalista a gettoni e volare sino alle vecchia Oxon per vendere l’anima ai demoni del sottosuolo con un master in editoria (me la sono ripresa alla fine, ma era in dubbio), questa è Multiverse Ballad. O meglio, “l’antologia”, perché così la si chiamava, nonostante il working title Frammenti d(a/e)l Multiverso (che, secondo il mio collega, è il miglior titolo della storia della letteratura, perché ci sono le vocali ibride; ma questa è una cosa che solo chi ha esplorato Ravnica può apprezzare). Mi ero messo in testa di dover rendere giustizia a questi racconti; di doverli far leggere, di portarli là fuori, di darli al prossimo, al lettore, a quel me potenziale che è sempre in cerca di immagini e a cui le storie non sarebbero dispiaciute. Ero giovane.

Chi sceglie una professione per passione lo fa sempre con il giusto mix di saggezza, ingenuità e follia (su cui più spesso ritornerà nel futuro di serate alcoliche). Questo però sarebbe avvenuto nel futuro. Restava un libro “finito” e due ragazzi che non sapevano cosa farsene. Classico iter: spulcia siti di case editrici serie, il fegato grosso per le possibilità pari allo 0,01 percento di piazzare l’opera in maniera dignitosa (si legga: No EaP), dubbi legittimi sul fatto che ne valesse davvero la pena.

Mandammo il dattiloscritto al Premio Urania 2009 più che altro per gioco, o giusto perché ci serviva qualcosa in cui credere. Era l’anno in cui vinse Alberto Cola, credo. Perché non vincemmo noi? 1) non eravamo nessuno, e il nostro Cv letterario era diciamo molto striminzito. 2) l’Urania non è famosa per far vincere antologie di racconti, scritte a quattro mani poi non ne parliamo. 3) non si trattava, come detto, di Fantascienza a tutti gli effetti 4) il libro era semplicemente scritto male. Ah! Sì, ora lo posso dire. Era scritto al meglio delle mie (nostre) possibilità di allora, ergo con oggettivi e necessari abissali margini di miglioramento.

C’era sì del potenziale, enorme, e con sincerità mi rammarico di aver spedito il tutto – nonostante il mio plico registrato con timbro postale (sì, dico a voi, chiunque voi siate: è lì sullo scaffale): un semplice dispiacere di fondo per l’aver mandato le mie idee allo sbaraglio. Ricordo il magone quando la parola “Multiverso” in varie forme e versioni uscì fuori in diversi titoli del catalogo italiano, quando solo qualche anno prima trovare come titolo “calcatreppola” sarebbe stato più probabile. Forse era solo la coscienza narrativa collettiva che si stava svegliando nello stesso momento. Un’opera nata dal concetto di Multiverso come libera connessione di input dell’universo letterario e meta-letterario poteva poi forse permettersi di essere gelosa? Non sia mai. Ora il mio è un sorriso, il sorriso del Planeswalker che sa che a ogni suo viaggio l’ordine del creato si sgretola. Ho sentito dire poi – in una video recensione della buona Multiversum saga di Leonardo Patrignani – che “il Multiverso è un’idea banale”. But for God sake. La colonizzazione di altri pianeti è un’idea banale; stati totalitari e tirannie ipertecnologiche lo sono; sette regni “medievali” in guerra tra loro; o le avventure di un gruppo di ladri gentiluomini; lo è l’amore, la morte. Tutto è un’idea banale. Tutto è già qui ed è già stato raccontato. Tutto è già qui e verrà raccontato ancora. È il come che fa la differenza.

Dopo la non-esperienza Urania, l’antologia entrò in stand-by per un po’, e in quel durante scrittura ed editoria divennero per me un lavoro. Quando il tempo tornò in mio possesso, avevo strumenti che prima non possedevo e Multiverse Ballad era ancora là, in attesa. Così mi diedi da fare.

A.

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4 responses to “Meno 4 giorni al collasso del Multiverso

  1. … per quanto riguarda la “banalità del multiverso” (che, per inciso, è un possibile titolo da tenere a mente) c’è poco da aggiungere.
    Per quanto riguarda le permutazioni che contano: ho sempre amato l’interpretazione di Matt Groening (se qualcuno ignora chi sia quest’uomo lo invito ad astenersi dalla lettura di Multiverse Ballad) del secondo lemma di Borel-Cantelli (se qualcuno non sa proprio di cosa sto parlando, beh, wiki+google e vi fate due risate): in sintesi, se ci può riuscire la scimmia immortale, ci può riuscire chiunque.
    I grandi temi della letteratura (amore, morte, tartarughe mutanti ninja) sono sempre gli stessi, ma se per talento, pazienza o semplice fortuna vengono combinati in maniera inusuale, il risultato può essere sorprendente.
    O semplicemente piacevole da leggere, come spero.
    Siamo nell’epoca dei reboot e dei remake, del resto: meglio il Batman di Tim Burton o quello di Christopher Nolan? é come chiedere “vuoi più bene alla mamma o al papà?”
    E’ una domanda crudele.
    Noi abbiamo giocato, e ci siamo divertiti, con l’immaginario condiviso di un gruppo di amici. Poi ne abbiamo scritto la storia (in parte, ovviamente: abbiamo scartato la novella dei Frati Duellanti! E’ un sacrilegio per il quale non saremo perdonati, andrè).
    Se tale immaginario può essere condiviso con altri, ben venga. Altrimenti …
    Piuttosto, le vocali ibride. Possibile che nessuno condivida la mia passione per le vocali ibride? Non c’è un movimento d’opinione, un partito politico, una setta scismatica, qualcuno che possa spendere due parole autorevoli in favore delle vocali ibride?
    Un accorato appello.
    Tim.

  2. Se ti può consolare, Tim, non ho una passione per le vocali ibride ma sono un acerrimo nemico della loro alternativa in sede di declinazione: l’asterisco!
    Viva tutti/e (o tutte/i)! abbasso il tutt*! Un giorno porterò la questione all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

    Vorrei tanto leggere i libri di chi scansa le idee banali e vedere quali idee nuove ha creato. Da qualche parte nel Multiverso esiste un mondo (in realtà infinite copie di un mondo) dove le idee esistono nella loro forma più pura e qualcosa mi dice che se vi arrivassimo (se non ci siamo già stati, dopotutto qui siamo tutti viaggiatori dei mondi no? 😉 ) dopo la prima settimana di stupore e meraviglia ci annoieremmo a morte.

    1. Non per scendere in polemica, ché poi Tim si arrabbia. 😛 Vorrei però vedere anche io il brillare dell’originalità dei solerti cacciatori di banalità. Il web ci ha educato che la critica da parte del lettore ormai è legge. Ma la critica rivolta al lettore in quanto tale? O il lettore è sacro a prescindere da che tipo di lettore è? A questo proposito anche Luca Tarenzi, che ormai ho svelato come autore della prefazione del libro (oh yeah), lancia una bella frecciata al rigo tre. Al rigo tre, dico. Poteva almeno aspettare al dieci. C’è chi se lo può permettere :). Il Multiverso è superbo per definizione.

      Ci siamo già stati, là nell’iperuranio, by the way. Ci siamo annoiati, ed è per questo che si è ripreso a viaggiare. Quando ci dimenticheremo, ci torneremo di nuovo. 😀 In saecula saeculorum.

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