Meno 3 giorni al collasso del Multiverso

3La revisione fu epica. La condussi più che altro da solo con la mia testardaggine editoriale, perché il mio collega era stato afferrato alla gola dalla vita, quella vera, fatta di colpi bassi e giuramenti spezzati, e ha dovuto rinunciare a sognare per poter sopravvivere (e ricominciare).

Fu un amico a passarmi la call to action di Origami Edizioni. Potente, irriverente. Non so ancora se mi piace vedere strappare quella pagina di libro per lo scopo di promuovere l’ebook. Il messaggio però valeva. I miei studi avevano grattato via ogni rimasuglio della già poca superstizione medievale nei confronti del digitale come avvento dell’anno Zero dell’editoria tradizionale, e fui tentato.

Che il full-digital, formato borderline, non potesse essere davvero la via per un’opera così incollocabile e inetichettabile come Multiverse Ballad? Forse. Feci qualche altra prova, comunque. Inviai il manoscritto ad altre case editrici, tra cui Las Vegas. C’è anche una certa vena blues-western, in Multiverse Ballad. Le ciliegine da jackpot della casa editrice torinese mi convinsero che – nonostante la loro lista escludesse letteratura “di genere” – la struttura inusuale dell’antologia, ai margini del meta-romanzo, potesse trovare posto.

Rifiutarono. Però mi dissero che era scritta bene. 😀 Falsa lusinga? Perché mai, gli editori se ti devono insultare di solito lo fanno, e con una certa gelida compiacenza fra le righe. L’apocalisse arriverà per voi quanto per noi, no worries at all. Fu così che dimenticai il fattore cellulosa e spedii a Origami. Mi contattarono dopo 4 mesi. Multiverse Ballad aveva ricevuto una proposta di pubblicazione, e – sorpresa – ci sarebbe stata anche la carta. Le revisioni erano soltanto all’inizio.

A.

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