Letture per le feste (è un doppio senso?)

Primo post del 2014, e dappresso vanno gli auguri a chiunque passi per di qua: che sia un anno propizio e vi lasci ciò che riuscirete a strappargli. Inauguro il 2014 con due letture che mi hanno fatto compagnia durante le feste. Le letture “di Natale” sono sempre speciali. La vigilia si avvicina, gli impegni si diradano e ci si ritrova magicamente di nuovo padroni del proprio tempo di fronte a un camino acceso, un cesto di nocciole e mandaranci e un libro aperto. Se poi il libro è un buon fantasy, a lui si apre quella dimensione propria della lettura che non è tempo riconcorso da altro tempo, ma pura assenza di temporalità.

È toccato sta volta a due libri in parallelo che erano in reading list da un po’: The Final Empire di Brandon Sanderson e The Amulet of Samarkand di Johnatan Stroud, entrambi primo episodio di due rispettive trilogie, entrambe si può dire già un “classico”.

final-empireSi arriva a Sanderson tramite il biglietto da visita che lo vuole l’eletto per portare a termine l’ultimo capitolo della Saga de La Ruota del Tempo di Robert Jordan, tristemente mancato nel 2007. Non essendo un fan della scrittura di Jordan, ero sul chi vive. The Final Empire però, primo capitolo della Mistborn Trilogy, è un tomo di seicento pagine che merita il suo peso specifico. Certo, Sanderson è verboso, la sua scrittura è distesa, descrittiva e lenta, ma non ai livelli di Jordan. Il setting è il punto forte dell’opera: una distopia che vede un impero governato ormai da mille anni dal medesimo tiranno immortale – the Lord Ruler – salito al potere dopo aver salvato il mondo da un’antica e misteriosa “minaccia” (The Deepness). Della serie “Ogni buono, salito al potere, intraprende la via per il lato oscuro.”

Nella buia Luthadel, dove la cenere cade dal cielo come neve e orde di Skaa lavoratori sgobbano nelle forge dei nobili in un’atmosfera da Londra dickensiana, i due protagonisti e la loro crew di malfattori gentiluomini organizzano una ribellione. Ahinoi, dopo il prologo micidiale, le prime cinquanta pagine sembrano in una brutta copia di Scott Lynch, tanto che viene voglia di salutare Sanderson e il suo impero per non rivederli più. Poi però la giovane Vin – personaggio agli inizi insopportabile – e Kelsier, il nostro eroe, iniziano a dare il meglio di loro, supportati da un team di carismatici gregari che vale davvero la lettura.

Il tutto è condito da uno dei “sistemi magici” più originali e intriganti letti in un fantasy: “L’Allomanzia– un scuola di “magia” basata sull’ingestione di soluzioni di leghe metalliche distillate (10 metalli diversi tenuti in fiale) che se bruciate risvegliano nell’Allomante dei poteri speciali. E i personaggi saltano di tetto in tetto tra le nebbie di Luthadel, spingendosi alle grondaie in ferro o ai lucernari e seguendo le linee azzurre tracciate dal magnetismo del ferro, o potenziando i loro sensi tramite lo stagno o i loro muscoli con il peltro.

La trama è un intreccio ben congeniato e il finale merita. Il libro si chiude e si vorrebbe leggere oltre; e il problema è proprio che Sarderson ci dà la possibilità: Con The Well of Ascension la saga continua, ma non sono in pochi quelli che registrano un calo pauroso della narrazione. Continuare o no? Questo è il dilemma. Qualche suggerimento?

BartimaeusIl secondo titolo è il primo libro della saga di Bartimaeus, il demone dijin più cinico della letteratura fantasy per ragazzi, partorito da Jonathan Stroud. Bartimaeus è caustico sin dalle prime pagine dove – intrappolato in un pentacolo – bercia contro il suo evocatore, un tremante dodicenne alle prime armi: Nathaniel. Peccato che, dopo questo incipit riuscito, la narrazione cada a picco. Bisogna aspettare altre sessanta pagine perché la vicenda si intrecci e i destini di Bartimaeus e Nathaniel si leghino.

Stroud è bravo a parlare di magia e di Inghilterra senza finire a mimare la Rowling (anche se nelle citate prime 60 pagine si ha il tic alla mano verso la finestra); il trucco è uno: non ci sono i buoni. Bartimaues è un demone, e come tale è malefico con brio. Nathaniel non è Harry Potter, ma un piccolo strafottente viziato e vendicativo, e il suo maestro è la versione mediocre e pusillanime di Albus Silente. Nessuno si salva da questo ritratto ironico, neanche la magia stessa, che non è l’incantata faccia nascosta della realtà – come a Hogwarts – ma un regime corrotto che controlla il governo inglese sulle spalle dei “commoners”: i “non-magici”.

Una nota di stile: nel Punto di Vista di Bartimaeus, Stroud utilizza delle note a piè di pagina piuttosto frequenti. Ora, nelle fatidiche prime sessanta pagine si fa odiare. Forse una provocazione volontaria (forse), perché di primo acchito il lettore è scaraventato fuori dal sogno del narrato e costretto a cercarsi la digressione a piè di pagina, quando – essendo il narrato il prima persona “Bartimaeus” – questa sarebbe potuta benissimo essere espressa in un periodo un po’ più lungo e complesso, probabilmente evitato a causa della readership Young Adult. Invece le note a piè di pagina sono molto Young Adult, no? Anche la saga di Bartimaeus continua. Si vocifera migliori, dopo il primo libro. Sarà che – me paranoico – nello stile di Stroud ci vedo lo zampino narrativo della Disney (collana Hyperion, che lo pubblica), ma sta volta non so davvero se insisterò.

 

3 responses to “Letture per le feste (è un doppio senso?)

  1. La saga dei Mistborn mi ha lasciato a bocca aperta. A mio avviso Sanderson deve ancora migliorare come scrittore, la prosa e la resa dei personaggi è perfettibile, ma come trama e ambientazione è un passo davanti a tutti. La trilogia va valutata nel suo insieme, è vero che il libro centrale è a tratti pesante, ma alla fine, in retrospettiva, nessuna pagina era inutile. Consiglio vivamente anche La via dei re, di Sanderson, primo volume di una serie che minaccia di essere lunghissima, ma che, già da solo, è da applausi (sempre ambientazione e trama da urlo, personaggi molto meglio costruiti).
    Bartimeus l’ho trovato carino, ma nulla più, invece mio marito ne è entusiasta.

  2. A me il personaggio di Bartimeus è piaciuto un sacco! (Sarà anche perché sia lui che il maghetto mi ricordano terribilmente qualcuno nella mia “vita reale”…) Ho letto volentieri tutta la trilogia.
    Sanderson ancora mi manca… L’estate prossima spero di colmare la lacuna.

  3. Ciao, scusate la latitanza, colpa dell’ozio festivo 😛

    @Tenar: sì, ho anche io provato la stessa sensazione di “poteva essere scritto meglio”, ti do ragione. In generale però trama e setting fanno perdonare il resto. Credo comunque porterò a termine la trilogia, ho deciso. 🙂 “La via dei re” mi manca, ma lo aggiungo subito in reading list, grazie!

    @Jamila/Tenar: Bartimaeus… boh, più ci penso più non mi so rispondere. Carino, sì. Bartimaeus, il demone, è spassoso. Paradossalmente però i capitoli di Nathaniel risultano i più evocativi, meglio descritti, dove la vicenda è più chiara, come se Stroud riuscisse a gestire meglio il PoV. Mah, alla fine rimane però squisitamente soggettivo, e meno male! 🙂

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