Il Fantasma di Idalca

Holy santissimo!

Non c’è da stupirsi che i giudizi positivi per questo romanzo d’esordio del buon Vlad Sandrini si sprechino. Se c’è una cosa che il Fantasma di Idalca non può fare è lasciare indifferenti.

Fantascienza? Fantasy? Cyberpunk? Tutto, insieme e di più. Dice forse bene Sandrini: “tecno-fantasy”. L’impianto narrativo è in tutto e per tutto quello tradizionale del fantasy, nel senso di un “Secondary World” fantastico coerente in sé e di per sé, ma davvero questo e nient’altro, se non la brillante rivisitazione di capisaldi dell’immaginario del genere come draghi, negromanti e golem, inseriti in un trip di ninnoli hi-tech. Ed ecco cadaveri rianimati dalla negromanzia muniti si co-processore neurale e servo memoria analitica; fanteria d’assalto a dorso di drago con armi anti-materia; il dramma dell’alienazione uomo-macchina della migliore letteratura cyberpunk unito a un misterioso background sciamanico tribale.

E fila, fila di brutto il Fantasma di Idalca, fila anche quando non capisci assolutamente perché, cosa, quando, chi e soprattutto dove. E questo accade per tutto il buon primo terzo del libro e in un certo qual modo sino alla very last page. Come un proiettile .33 però te ne freghi e tiri dritto perché Sandrini ci sa fare. Fanculo “PoV” e “mostrato”, il Fantasma di Idalca è l’esempio di come un “narratore onnisciente”, usato con maestria, ci lasci pendere a bocca aperta da ogni pagina proprio perché racconta, e racconta bene. Non spiega, attenzione, se c’è una cosa che Sandrini non fa è spiegare (ed è un casino), ma allude, mesmerizza e prosegue prima che il lettore abbia il tempo di dubitare.

Certo, il racconto sarebbe potuto essere più limato in certi passaggi, più lento e più chiaro in alcuni, ancora più veloce in altri, ma sono piccolezze che svaniscono troppo in fretta nella lettura per appesantire il workout finale. Che dire, il Fantasma spacca, originalissimo in tutto, spacca di brutto. E speriamo che Vlad torni presto sul continente di Nova magari a raccontarci un prequel nella guerra tra Dargorea e Uskadia, con da contratto almeno 150 pagine di battaglia tra Dragoni e Golem, più qualche chicca dal passato dei protagonisti che chiedono davvero altro spazio ad alta voce. Nonostante il libro gareggi per il premio copertina più kitsch della Storia (questo al buon Sandrini dobbiamo dirglielo con il cuore in mano), quattro stelline e mezzo meritate, pericolosamente in bilico verso il cinque.

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