Il commento di un lettore

Proprio in questi giorni in cui si vocifera la folle decisione di chiudere il programma europeo di scambio universitario meglio conosciuto come Erasmus, arriva alla mia casella di posta un commento di un lettore. Un commento speciale, di quelli che quando si ricevono ti riportano al cuore il significato di aver scritto un libro e di aver avuto la testardaggine e sicuramente la presunzione di pubblicarlo.

Parlo del mio Brogliaccio del Nord.

Erasmus… si dice che chi non ci sia passato non possa capire. Forse la decisione di chiuderlo per mancanza di fondi ne è la dimostrazione. Superfluo stare a ribadire il valore di tale esperienza, l’unico rito di passaggio ancora esistente nella società occidentale contemporanea. Triste la riflessione che sia l’Europa stessa a tagliare per le schifezze della finanza uno dei collanti culturali più forti che aveva avuto il genio di inventare e finanziare. Unione monetaria ma non di popoli; forse comodo tenere un ventenne a casa propria senza più offrirgli la possibilità di sfidarsi, professionalizzarsi e imparare nuove lingue a contatto con nuove culture; forse scomoda questa generazione di plurilaureati apolidi che parlano quattro lingue, in giro come mine per il continente ad ambire posti di lavoro intellettuali, contratti regolari e fondi per cultura e sviluppo; forse più comodo tenerli a casa, per mollare l’università a ventidue anni di fronte a un baratro di prospettive e deviarli verso il “lavoro”, un nuovo brillante evo medio europeo di ritorno alla terra, ma non illuminato e consapevole, bensì ignorante e forzato dall’alto.

Nella mia casella email giunge un commento, e nella sua freschezza mi sorprende. Sino a quando le persone saranno ancora capaci di emozionarsi, ci sarà speranza. Forse i libri, in questo, possono aiutare…

Gentile Andrea! Caspita, ho appena finito di leggere (non nascondo le emozioni che ho provato negli addii finali) il tuo bel libro che mi ha fatto ritornare indietro negli anni, rivivendo la mia gioventù! È una riprova di come l’esperienza Erasmus sia al giorno d’oggi la migliore forma per mettere in comunicazione i giovani europei (spero nel prossimo futuro si apra al mondo intero, ma, non lamentiamoci per il momento…).

Personalmente, ho vissuto l’esperienza dei Campi Emmaus, in Francia, negli anni 60′, qualcosa di simile all’Erasmus… per l’opportunità di convivere (in quel caso lavorando gratuitamente) con giovani provenienti da varie parti sia d’Europa che del nord Africa. E che dire della tuo viaggio a San Pietroburgo… città che io con un amica visitai nel tempo di Gorbachov… (allora Leningrado) e che, grazie alle tue memorie, mi hai spinto a desiderare di ritornarci per rivederla; e della tua  avventura per andare a vedere, da  solo…, il gruppo tanto amato!? Tutta una suspance… (nei miei ricordi di allora… prima di partire dall’Italia, mi rifornii di  calze e indumenti da vendere lì, nell’Unione Sovietica, sotto consiglio…: finii per regalare tutto, non mi sentivo di fare uno sporco commercio con gente che non aveva possibilità economiche al pari nostro…) .

E che dire sulla solitudine dei villaggi intorno al lago Peipsi…, del rischio di rimanere congelati in mezzo alla nevicata ininterrotta… e del casermone là, in Raatuse… pieno di VITA! Insomma, ho letto con grande piacere tutto il tuo manoscritto, fresco, attuale, dinamico, uno spaccato della tua intimità che, ti ringrazio, avere condiviso con il lettore. Augurandoti di cont¡nuare così (sò del tuo nuovo libro, che mi accingerò a leggere…), ti auguro buona fortuna.

Un cordiale saluto e ancora, GRAZIE!

Anonimo lettore

09/10/2012